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andreaancilli

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Come tutte e tutti, ho dimenticato. Il sapore e l’odore di quel momento, le persone intorno a me, gli oggetti che popolavano la stanza. Ho dimenticato il giorno e l’ora, i miei pensieri e le mie emozioni, l’intensità della luce in quei primissimi istanti. Forse questo oblio era inevitabile? Tutto mi appariva per la prima volta: troppo diverso, troppo nuovo, troppo intenso perché potessi immagazzinarlo. Ho dovuto dimenticare, e dimenticare tutto. Fare il vuoto per lasciare spazio al resto: alle cose future, a ciò che ben presto sarà il mio passato, al mondo intero. Fare il vuoto per rendere possibile l’esperienza: ho dovuto dimenticare, dimenticare tutto, per poter percepire me stesso. La nascita è il limite assoluto del riconoscimento. È la soglia sulla quale dire «io» significa confondersi con un altro. Impossibile sapere se il respiro che ci permette di pronunciare questa sillaba ci appartenga davvero o se sia l’estensione del corpo di nostra madre; impossibile sapere se questa sillaba nomina il nostro corpo o quello da cui siamo usciti. La nascita è la forza che permette di dire «io» solo a patto di negare ogni memoria: bisogna dimenticare

L’ho sognato spesso. Chiudermi in un bozzolo, uno qualsiasi: una stanza del mio appartamento, una casa di campagna in un paese lontano, un sottomarino in fondo al mare. Tagliarmi fuori dal mondo e abbandonarmi al lavoro della materia. Sentire la mia anima incidersi e saldarsi in una nuova forma. Avvertire una forza che la cesella, che la modifica da parte a parte. Svegliarmi e non trovare in me nulla di ciò che credevo mi appartenesse. Svegliarmi e rendermi conto che persino il mondo che mi circonda è irrimediabilmente diverso per consistenza, intensità, luminosità. L’ho sognato spesso. Avvolgermi nella seta e tagliarmi fuori dal mondo per giorni e giorni. Costruirmi un uovo tenero e candido, al cui interno lasciar lavorare il mio corpo. Attraversare un cambiamento così radicale che anche il mondo non sarà più il medesimo. Non poter più vedere allo stesso modo. Non poter più sentire allo stesso modo. Non poter più vivere allo stesso modo. Diventare irriconoscibile. Abitare un mondo divenuto a sua volta irriconoscibile. 

Emanuele Coccia, Metamorfosi

[6 giugno – 19 luglio 2026]


 
 

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